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ENEA, POLA 2021-2023: verso quale prospettiva del lavoro per il futuro?

Considerazioni a margine della riunione di trattativa del 16 marzo 2021 e della discussione sul Piano Organizzativo del Lavoro Agile

17/03/2021
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Si è tenuta una importante discussione al tavolo di trattativa sul futuro del lavoro in ENEA, in occasione della discussione sul POLA (Piano Organizzativo del Lavoro Agile) 2021-2023 al tavolo di trattativa del 16 marzo. Come previsto dalle indicazioni ministeriali e dal decreto relativo, l’adozione del POLA deve diventare lo strumento operativo per la “gestione” dello smart-working nelle pubbliche amministrazioni a regime, ovvero una volta usciti dalla fase emergenziale dovuta al COVID-19, che si dovrà incardinare nel Piano della performance (anche questo un atto da adottare come da disposizioni del famoso decreto Brunetta del 2009). Un atto che compete alle amministrazioni sentite le Organizzazioni Sindacali.

Il tema ha finito per accendere una discussione trasversale all’ENEA, che ha coinvolto i vari livelli dell’organizzazione, innanzitutto le strutture e soggetti che hanno lavorato alla elaborazione del documento, poi i vari responsabili di strutture a partire dai dipartimenti in giù, il CdA, la delegazione trattante, le Organizzazioni Sindacali, le lavoratrici e i lavoratori tutti. Ne è emerso un universo complesso di valutazioni, disomogeneo ma ricco nella sua diversità, che trasversalmente ha toccato argomenti estranei al POLA, come l’autonomia dei ricercatori e dei tecnologi (tema che dovrà essere ripreso a prescindere dal POLA), l’organizzazione del lavoro o il tema dei servizi, ma da cui è emersa una considerazione finale che ha portato la delegazione trattante ad assumersi la responsabilità di ritenere “non maturi” i tempi per un POLA all’ENEA fuori dall’emergenza pandemica, spinto oltre i limiti attuali fisiologici sperimentati nella fase emergenziale, che pure aveva pensato la delegazione avrebbe potuto proporre in maniera costruttiva. Insomma, un lavoro (il documento del POLA) sostanzialmente costruito bene nell’impianto generale (salvo i rilievi di merito che pure sono stai presentati dalle Organizzazioni Sindacali), che ha accolto gli orientamenti aperturisti della legge nella direzione di uno smart-working come una delle modalità ordinarie di lavoro, è crollato, almeno per il momento, di fronte alla mole di critiche e di rilievi emersi nel corso del dibattito, a cominciare anche dalle lavoratrici e dai lavoratori dell’Enea. Probabilmente troppo forte il salto mentale che si deve fare per immaginare un ENEA smartizzato oltre il 60% del possibile, il rischio di impianti e postazioni di lavoro che potranno scomparire o non essere più necessari, la difficoltà di immaginare il lavoro di ricerca in laboratorio o in campo nell’era dello smart-working, il rischio dell’isolamento o della perdita di una comunità di riferimento, di lavoro, sociale, di ricerca purchessia, il dissolvimento dei servizi, spazi di co-working, ecc.. Fattori di grande portata, per i quali certamente occorre molto più tempo per una elaborazione sull’ENEA del futuro, che coinvolga tutti i soggetti in campo e che non può restringersi all’attuale necessità di adozione del POLA.

Ora bisognerà vedere cosa deciderà il CdA, ma per il momento si è dovuto registrare questo punto di caduta sul POLA assunto dalla delegazione trattante.

La FLC CGIL, nel ricordare come già nella riunione scorsa dell’8 marzo aveva suggerito all’Amministrazione un atteggiamento più prudente e se non fosse stato il caso di abbandonare la predisposizione del POLA, non tanto per una l’intrinseca avversione ad un documento che è troppo vincolato al Piano della Performance Organizzativa e Individuale che da sempre abbiamo avversato, ma prevedendo il cambio di passo che ci sarebbe stato sul tema del Lavoro Agile da parte del ministro Brunetta rispetto alle strategie della precedente ministra (troppe le intervista che andavano in questa direzione rilasciate dal neo ministro), non ha potuto che prendere atto della decisione della delegazione, condividendone l’orientamento finale alla luce di altre considerazione (di seguito riportate), ma chiedendo nel contempo che, a fronte di un diversa decisione del CdA, ci sia una nuova convocazione del tavolo. Richiesta accolta dal dott. Ansanelli in sede di conclusione.

Questi sono stati gli altri argomenti che ci hanno portato a preferire questa decisione sul POLA:

  • Le novità introdotte dal Patto per l’Innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale siglato da CGIL CISL e UIL la scorsa settimana, che prevedono un’apposita sessione contrattuale nell’ambito dei prossimi rinnovi contrattuali pubblici, avrebbero inevitabilmente reso obsoleto il POLA. Su questa materia va anche riconosciuto che l’ENEA è uno delle poche amministrazioni pubbliche ad aver affrontato il LAG all’interno di un Contratto Collettivo Integrativo (nel 2018), motivo per il quale si è potuto erogare i buoni pasto in questo periodo e del perché eravamo meglio posizionati rispetto ad altri Enti Pubblici di Ricerca. Se una critica va fatta al documento proposto è quella di non aver mai citato questa fonte normativa della Contrattazione Collettiva Integrativa e di non averla mai richiamata come percorso virtuoso che ha permesso di arrivare all’attuale regolamento sul LAG, neanche come pratica da ripetere per le eventuali revisioni del regolamento;
  • La necessità anche per le Organizzazioni Sindacali di affrontare la discussione con tempi più distesi per approfondire meglio quello che si profila come un vero e proprio cambio paradigmatico del mondo del lavoro e della sua organizzazione novecentesca, per come l’abbiamo conosciuta, pur consapevoli delle grandi opportunità che derivano dal lavoro in LAG in termini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, della sostenibilità, della produttività, ecc…;
  • Affermare il principio che da anni sosteneniamo e che alla luce del Patto per l’Innovazione siglato da Cgil Cisl e Uil con il presidente Draghi diventa ancora più stringente: che la PERFORMANCE e le sue ricadute non hanno nulla a che vedere con le attività di Ricerca (né sono già esclusi i ricercatori e tecnologi - soggetti casomai per altre vie alla valutazione, come gli ambiti scientifici in cui si confrontano, l’ANVUR, ….); ed è per questo che non ha senso la predisposizione del POLA negli Enti di Ricerca, come molti Enti stanno sostenendo nella pratica. La posizione dell’ENEA non fa altro che allargare questo fronte;
  • La presenza di un Regolamento sul LAG in ENEA che deriva da un accordo di contrattazione integrativa, rassicura il fatto che non ci saranno modifiche sostanziali nello svolgimento del lavoro da remoto da parte delle lavoratrici e dei lavoratori che vorranno accederci, anche oltre il protrarsi della fase emergenziale dovuta alla pandemia. In ogni caso, al momento, le norme rassicurano anche sulla percentuale minima possibile dell’almeno il 30% di lavoratori in smart-working;
  • La consapevolezza che le speciali flessibilità riconosciute ai ricercatori e tecnologi in tema di orario di lavoro (art. 58) altro non siano che una sorta di LAVOROAGILE IN NUCE, che costituiscono un fattore propulsivo per immaginare sempre più il lavoro di ricerca e quello ad essa correlato, per come è: attività organizzabile per obiettivi e progetti, indipendentemente dalla modalità in cui si svolge il lavoro.

Infine, la FLC CGIL ha chiesto all’Amministrazione:

  1. la necessità di calendarizzare quanto prima una riunione, come convenuto nell’incontro dell’8 marzo, sulla situazione dei Centri di ricerca Enea;
  2. di rappresentare al vertice dell’Ente l’opportunità di cogliere l’occasione della revisione dello Statuto, offerta dal decreto di istituzione del MITE (Transizione ecologica), per superare il vulnus più volte segnalato dagli organi di vigilanza (Mef e Corte dei Conti) della mancata separazione delle funzioni di indirizzo politico-amministrativo tipiche dell’organo di vertice, da quelle gestionali prevedendo l’istituzione della figura del Direttore generale, come vuole il D.lgs 165/2001.

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