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ENEA. Altri due brutti colpi per l’Ente: niente assunzioni, niente applicazioni contrattuali

Uscire subito dal commissariamento per il rilancio dell’ente nel campo energetico ambientale.

20/06/2012
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Mentre continua l’iniziativa sindacale per chiedere una svolta di qualità e in tempi rapidi per il rilancio dell'Enea, si abbattono altri due colpi micidiali sulle attività e sui lavoratori dell’Ente.

Il primo colpo riguarda i precari. Il governo in carica che evidenzia una grave assenza di discontinuità con il precedente, è un governo di tecnici e di cavilli, incapace di avviare qualsiasi dignitoso percorso di sviluppo, non risparmia in questo neanche gli enti di ricerca.  Sa concepire solo tagli e pretesti per creare difficoltà, per strangolare lentamente le attività, i centri di ricerca, i precari e tutti i lavoratori. Nel frattempo la debolezza in cui versa l'Enea a causa di una gestione commissariale che dura da tre anni, ormai più attenta a fattori di consenso che alla difesa e al rilancio dell'ente, alimenta le difficoltà in cui ci si trova e favorisce il perdurare dei fattori di crisi.

Grazie al presidio del 14 giugno al Ministero dell’Economia, indetto per chiedere fra le altre cose lo sblocco delle assunzioni sul turn over 2009 e 2010 (problema particolarmente sensibile), si è venuta a sapere la verità celata per mesi all'Enea.

Le ragioni della protesta erano finalizzate in particolare ad ottenere lo sblocco di un DPCM per autorizzare le assunzioni che negli Enti di ricerca procede inspiegabilmente a rallentatore, fermo al Ministero dell'Economia presieduto dallo stesso Presidente del Consiglio; autorizzazione che, occorre ricordare, è avvenuta nei tempi dovuti per i ministeri e le altre PP.AA. Gli Enti di ricerca sono il fanalino anche per questo governo. Per l'Enea si tratta delle assunzione dei 118 vincitori di concorso del 1010, più l'autorizzazione per ulteriori 70 posizioni circa, per il triennio successivo.

Bene! Al contrario di quanto affermato e garantito recentemente dallo stesso Commissario, la pratica per l'Enea non solo non è alla firma, ma non ha ancora concluso la fase istruttoria, che ricordiamo si era dovuta riaprire a fine 2011 a causa del surplus operato nella pianta organica autorizzata, sostanzialmente a causa del raddoppio dei passaggi al 9.2, rispetto a quelli previsti dagli accordi, operato nel 2010 dal Commissario ed approvato dai zelanti revisori. 

Quindi l’Enea non rientra nel primo blocco di enti alla firma per le assunzioni (già da dicembre, come ci era stato raccontato), con il grave rischio di superare l’attuale data del 31 luglio, quella limite per le assunzioni in base all'ultimo milleproroghe, che consente agli enti di ricerca di assumere anche se in ritardo rispetto al resto delle PP.AA. sul turn over del 2009 e 2010. Ma questa facoltà assunzionale, oltre che dalle inadempienze, rischia di essere bloccata anche dalla spending review che, nella logica dei tagli, andrà a interessare il complesso delle assunzioni pubbliche.

Ora, nell'incontro di trattativa che era già in programma per il pomeriggio del 14 giugno, l’Enea non ha potuto, obtorto collo, che confermare la nuova situazione evidenziatasi, così diversa da quella presentata solo fino a qualche giorno fa. La pratica per le assunzioni del 2009 e 2010 non è  stata, quindi, chiusa come si pensava a febbraio, ma è ancora aperta, questo indipendentemente dalla volontà dell'Enea, che nello specifico ha certamente un po' dormito nelle relazioni “diplomatiche”. 

Resta il fatto che la situazione è molto grave e si va ulteriormente aggravando per il fatto che la politica commissariale, per motivi di cassa e per dirottare risorse verso altre finalità, sta radendo al suolo un‘intera generazione di precari dell’Enea, non rinnovando gli attuali contratti di precari in scadenza e incentivando così la fuoriuscita di chi ha operato e si è formato all'Enea.  Un processo di espulsione iniziato sin dal 2010 e che ha raggiunto già il 60% dei precari allora in attività. 

Il secondo colpo riguarda il resto del personale e l'applicazione del Contratto Collettivo Integrativo di Ente. L’Enea, sempre nel pomeriggio del 14 giugno, ha comunicato alle Organizzazioni Sindacali che i soggetti chiamati (Dip. Funzione Pubblica e Ragioneria Generale del MEF) alla verifica dell'Ipotesi di accordo sul CCI del 5/4/2012, da noi non sottoscritto (per molteplici motivi, ma ricordiamo qui l’insensato rifiuto di applicare l’art.16 del contratto sugli anticipi di fascia stipendiale, previsto proprio per gli enti che confluiscono negli EPR), ai sensi dell'art. 40-bis del Dlgs 165/01, hanno voluto interloquire con l’ente prima di emanare le osservazioni sul testo, facendo presagire importanti rilievi che, al momento, non consentirebbero la sottoscrizione dell'accordo in questione. Sono attese formalmente nei prossimi giorni le osservazioni dette ed avremo modo sin dal prossimo incontro di analizzarle nel dettaglio.

Tuttavia possiamo dire che purtroppo molte appaiono le questioni in sospeso e particolarmente gravi: spiccano su tutte quelle relative all'accordo del 18 luglio 2011 e le materie in esso affrontate, cioè l'applicazione degli artt. 15, 53 3 54 del CCNL.

In primis va detto che queste materie, già trattate nell'accordo del 18/7/2011, non andavano riportate nel recente testo, cioè quello del 5/4/2012, perché già parte di accordi precedenti, come avevamo già segnalato in sede di trattativa. Questi istituti contrattuali erano stati inopportunamente e strumentalmente reinseriti nel nuovo testo del 5/4, solo per giustificare la firma da parte delle OO.SS. dell'accordo in questione, interessate a dimostrare che si trattava di un accordo pieno, riguardante tutto il personale e “tante” materie contrattuali, e non relativo, invece,  alle sole indennità di responsabilità, i cui incrementi legittimi vedevano tuttavia la platea dei percipienti dilatarsi a dismisura, con integrazioni continue dopo il 2010,  fino a raggiungere circa 350 posizioni organizzative, una struttura monstre di dubbia legittimità, anche rispetto ai poteri assegnati al Commissario, che non trova riscontro, anche nei metodi di nomina, in nessun ente pubblico. È chiaro che forzando sull’accordo separato ed evitando una politica di equilibrio per tutto il personale, il Commissario ha prodotto l'effetto di spaccare e disunire il personale, in un momento delicato di transizione e ridefinizione dei vertici.

A questo punto, la riproposizione al controllo di parti di un accordo che avrebbe invece dovuto autonomamente essere solo applicato (per metà lo era già stato), a prescindere dalla nuova ipotesi del 5/4/2012, ha fatto scattare la solerzia cavillosa della Funzione pubblica e del MEF che avanzano ora riserve sullo stesso accordo del 18 luglio. Il quale, è bene ricordare, scaturiva come appendice da quello più generale delle Tabelle d'Equiparazione, perché altrimenti, come nuovo accordo, sarebbe incappato nelle misure restrittive volute dal governo Berlusconi-Tremonti-Brunetta di blocco contrattuale e che, anche se applicato, potrà produrre solo effetti giuridici sulle carriere.

È bene porre l’accento, nello specifico, che proprio il MEF e il Dip. Funzione Pubblica avessero nel maggio 2011, nell’approvazione delle tabelle di equiparazione, autorizzato l’utilizzo di tali istituti contrattuali. Quindi stanno contraddicendo se stessi.

Ci riferiamo al famoso 1 milione e 600 mila € che, anche se previsto nel fondo di cui alle Tabelle d'Equiparazione, il Collegio dei Revisori non ne autorizzò in un primo momento l'utilizzazione, per cui l’importo fu congelato a dicembre 2010.  Queste risorse, poi, in base alla certificazione degli organi di controllo, MEF e Dip. Funzione Pubblica, furono rese formalmente da subito disponibili, come chiesto dalle OO.SS. firmatarie delle Tabelle d'Equiparazione, da utilizzare nell’ambito degli istituti contrattuali degli Epr, che ovviamente prevedono, appunto, anche le progressioni.

Ora secondo l'interpretazione fantasiosa degli organi di controllo, le nuove norme contenute nelle leggi imporrebbero anche su tali risorse, richiamate irragionevolmente di nuovo dalle parti firmatarie dell'accordo del 5/4/2012 ma già finalizzate in parte alle carriere del personale (art. 15, 53 e 54), il blocco contrattuale. Le procedure concorsuali richiamate produrrebbero per questo solo effetti giuridici, perché lo specifico accordo sarebbe stato raggiunto dopo il 1/1/2011 e quindi rientrerebbe nei vincoli della L 122/2011 di blocco salariale (incrementi congelati per tre anni) e nella nullità degli effetti economici di eventuali passaggi di carriera. 

Come si vede si tratta di argomenti strumentali e si gioca quindi sulle decorrenze per impedire che ai lavoratori dell'Enea possa essere riconosciuto quel minimo diritto alla carriera (purtroppo  con numeri limitati) che le Tabelle d'Equiparazione non aveva permesso. È ovvio che se quelle risorse fossero state autorizzate già in sede di stipula d'ipotesi di accordo del 18/12/2010, come sarebbe stato possibile, come ammesso successivamente dalla Funzione Pubblica, queste sarebbero già state destinate utilmente. Fummo invece messi nell’impossibilità di fare un accordo sulle risorse per il 2010, per cui appare oggi specioso questo diniego da parte degli organi di controllo, rilevando che gli accordi andavano fatti entro il 31.12.2010.

Insomma, non può essere un problema di allineamento di date che può permettere o meno la piena applicazione degli istituti contrattuali degli Epr come gli artt. 15, 53 e 54, quando gli stessi organi di controllo avevano a maggio 2011, in fase di certificazione dell'accordo sulle Tabelle d'Equiparazione, dichiarato che quelle risorse (1,6 K€) potevano essere utilizzate “in via eccezionale nell’ambito degli istituti contrattuali” previsti del CCNL degli EPR e con decorrenza al 30/12/2010, la data dell'equiparazione, così come fu poi fatto con l'accordo del 18 luglio 2011.

Ora, dopo un anno e mezzo, non ci si può venire a dire che non possono essere applicate ai lavoratori dell'ENEA le procedure per i passaggi di livello e di gradone (gli artt. 15, 53 e 54) previste dal CCNL degli Epr! Le parti firmatarie dell'accordo del 5/4/2012, la delegazione trattante dell'Ente e le OO.SS. firmatarie, sono responsabili di questo grave danno, per aver voluto "ritrattare" strumentalmente nell'ipotesi di accordo in questione, materie già trattate in precedenza, producendo così una inutile doppia certificazione ai sensi della normativa vigente e quello che si era paventato: la bocciatura dei concorsi interni! È chiaro che restiamo in attesa di atti formali per valutazioni puntuali, ma è chiaro che ci aspettiamo da parte dell’Enea atti utili al complesso dei dipendenti, nel rispetto di quanto convenuto il 18 luglio 2011.

Queste due sconfitte appena pervenute riguardano tutti i lavoratori dell'Enea. La condizione di commissariamento che si trascina da ormai 3 anni imporrebbe una presa d'atto dell'impotenza e debolezza della gestione commissariale, per cui si tratta di agevolare e non condizionare il passaggio ad una fase di riordino e di uscita dalla confusione in cui versa l'Enea, per pretendere dal Ministro vigilante, con i ministeri in partnership,  i noti decreti interministeriali di riordino previsti dalla L 99/2009, per un riassestamento autorevole dell'Ente nell’ambito della ricerca pubblica.

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