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ENEA: mini svolta. Si cambia Commissario!

Nominato il Prof. Federico Testa. Erano state espresse più volte richieste di una chiara discontinuità. Resta l’esigenza di una governance organica e stabile. Necessaria una svolta nella gestione.

08/08/2014
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Il Prof. Federico Testa, è stato nominato nuovo Commissario di ENEA. Purtroppo non c’è ancora quel riassetto complessivo auspicato per l’Ente, ma la decisione assunta potrebbe incoraggiarlo se la centralità resta nella ricerca nei filoni più importanti e anche strategici per l’energia e lo sviluppo sostenibile e se il modello della governance rimane quello degli EPR rispetto a neosuggestioni da semplice agenzia ministeriale.

Intanto finisce l'epoca di un uomo solo e a lungo al comando. Cinque anni di tagli ai centri, di mortificazioni contrattuali, di paternalismo autoritario, di favoritismi, di gigantismo gestionale e di frammentazione delle attività, di isolamento da tutto il resto della ricerca. Non tutte le responsabilità delle criticità e delle debolezze presenti sono da addebitare al Commissario uscente, perché molte ricadono sulle scelte e le non scelte del ministero vigilante, e anche su parte della struttura che ha preferito vivacchiare accontentandosi di micropoteri. L’ENEA è tuttavia riuscita a sopravvivere a chi la voleva liquidata, suddivisa, declassata.

La FLC CGIL, che ha difeso le potenzialità dell’ente anche per imporre un ruolo dell’ENEA nella SEN, nella prima versione nemmeno prefigurato, non si è mai limitata alla denuncia: da tempo chiede una svolta ed  ora è di nuovo pronta al confronto costruttivo con proposte, guardando sempre al merito delle questioni. Le prime dichiarazioni del nuovo Commissario sono positive, ma aspettiamo di conoscere il mandato. Determinante è capire anche i tempi. Se vi è il mandato a contribuire a predisporre il decreto attuativo della governance, quindi tempi brevi, oppure se si tratta di un commissariamento in attesa che la politica definisca, presumibilmente in tempi medio-lunghi, un riassetto  complessivo della ricerca pubblica, comprendente l’ipotesi di un coordinamento delle politiche degli enti, quindi anche dell’ENEA, presso la Presidenza del Consiglio. In ogni caso, tuttavia, se si vuole “cambiare verso” è inevitabile che si metta mano alla ridondanza dell’apparato gestionale e alla frammentazione delle unità.  

Si è risolto quindi il duro e sconcertante scontro che si era innescato relativamente alla nuova proroga commissariale (l’ennesimo mandato è scaduto il 27 giugno). Una volta deciso dal MISE, per il  secondo ente di ricerca pubblico italiano, un ennesimo irresponsabile rinvio di quanto previsto sin dalla legge 99 del 2009 sull’emanazione dell’atteso decreto di riordino complessivo, focalizzato negli  ambiti strategici dell’energia e dello sviluppo sostenibile, si stava riproponendo, ancora una volta, una poco presentabile sesta proroga allo stesso commissario nominato dall'ex ministro Scajola sin nel lontano settembre del 2009, al fine di riposizionare l’ENEA verso il nucleare. Da allora si è avuto un uomo solo al comando con i poteri anche da Direttore Generale. Bypassando lo statuto, pur formalmente in vigore, contando anche su una generale indifferenza esterna, sono state stravolte le normali modalità di gestione facendo scelte che hanno evidenziato criteri fiduciari anziché obiettivi, selettivi e comparabili, come anche raccomandato dalla Carta Europea dei Ricercatori, arrivando al record italiano  di trecento posizioni di struttura, cioè tre volte tanto il CNR e l’INFN, nessuna assegnata peraltro con criteri selettivi e trasparenti. Anche se curiosamente non appare in nessun rapporto anche degli organismi di controllo e in nessun articolo di giornalisti anticasta e pure in contrasto con le direttive governative, nel 2013 il budget per le responsabilità suddette è finito per passare semiclandestinamente da 400 mila a 1 milione e 800 mila euro! Il paradosso è che personale dell’ENEA è chiamato a far parte in altri enti di commissioni selettive, impedite però nel proprio!

La FLC CGIL, lo ribadiamo, in questi anni tuttavia non si è rassegnata e, senza mai scendere sulla polemica personale, ha evidenziato puntualmente una critica a molte di queste scelte. Una critica che si riserva anche di riassumere verso gli organismi di vigilanza esterna, una volta finito di acquisire la documentazione necessaria.

Comunque, in relazione alle dichiarazioni quotidiane del Governo che intende forzare i tempi delle decisioni rispetto alle vecchie logiche e ai microinteressi diffusi, si veniva a porre il paradosso, mentre tutti parlano di centralità della ricerca, che un commissariamento di un ente pubblico, l’ENEA, superava i 5 anni, addirittura più a lungo, e con le stesse persone, di un normale avvicendamento dei vertici di un ente. In una situazione del paese che evidenzia una recessione e un gap di crescita rispetto agli altri maggiori paesi europei causato in primo luogo da scarsa innovazione nei processi produttivi, da parte del Ministero dello Sviluppo (sviluppo?) si manteneva ancora in stand by il secondo ente di ricerca italiano!!

C’è da dire che questo ennesimo braccio di ferro, che faceva quindi assegnamento in un sostanziale disinteresse da parte del MISE ai temi della ricerca, lasciava senza parole una parte del personale, di quella parte che, per esempio, ancora nel febbraio scorso aveva nuovamente manifestato a Montecitorio o  che aveva sottoscritto con 800 firme l’esigenza di scelte coerenti e indifferibili, come del resto auspicate da risoluzioni in Parlamento e dalla Corte dei Conti. Ovviamente questa spinta per fare assumere all’ENEA un coerente e riconosciuto ruolo strategico nell’ambito della ricerca pubblica era contrastata da parti dell’ente che preferivano continuare nella palude, al fine di trarre qualche beneficio ad personam.

Parliamo di una resistenza soprattutto nelle direzioni centrali e dei centri che sono divenute in molti casi, per fortuna non in tutti, strutture fiduciarie del commissario uscente, ridondanti e lottizzate, burocratiche e palesemente inadeguate rispetto agli obiettivi di eccellenza a cui deve rifarsi l’ENEA. Questo a scapito anche del personale che vi opera, giacché non si lavora bene in ambienti in cui si è condizionati da criteri di appartenenza. I principali responsabili di queste (tre direttori centrali e i due dei centri maggiori, il dream team della gestione commissariale), pur di fronte ad una evidente criticità operativa hanno dal 2012-2013 ricevuto incrementi sbalorditivi nella loro retribuzione, traendo così consistenti profitti dalla crisi che ha invece colpito tutti. Non ci convincono nella pertinenza le modalità con cui sono state realizzate le deleghe ai due responsabili di centro giacché è stata aggirata anche una circolare commissariale in cui si sopprimeva per semplificazione il Coordinamento Centri che appostava 4 mila di indennità. Risultato, dalla “semplificazione” sono usciti fuori due macro incarichi di coordinamento Centri che portavano 40 mila euro!. Idem, poi, non ci hanno convinto gli atti acquisiti su una conciliazione dorata, avvenuta con la clausola del massimo riserbo, che ha portato una promozione a Dirigente sulla base di presunte e pregresse “mansioni superiori” rivendicate da un responsabile ma non contrastate dall’ENEA, contraddicendo i doveri di contrasto e la stessa storia passata dell’ente. Se pensiamo che contestualmente, per strana combinazione, si andrà a realizzare una procedura d’urgenza, con meccanismi e giustificativi che si intende verificare, per due incarichi dirigenziali, sulla base di profili obiettivamente personalizzati, riguardanti gli altri due responsabili gestionali, emerge un quadro in cui su tutto il team della gestione si è realizzata entro il 2013 una complessa e articolata operazione di supervalutazione che necessita una operazione di chiarezza.

Di fronte all’ipotesi di fine mandato, il Commissario uscente, poi, ha operato in tutta fretta una riorganizzazione dell’Unità strategica dell’Efficienza Energetica che avrebbe richiesto invece un ricorso all’eccellenza all’interno dell’ente per essere riposizionata in un ruolo e in profilo strategicamente più idoneo. Invece si è scelto, a ridosso della scadenza commissariale e per condizionare il futuro, un incarico fiduciario, arrivando per l’occasione anche a forzare ogni creatività organizzativa con una “investitura” assolutamente ingiustificabile di un ulteriore “responsabile aggiunto” al Direttore di Unità. Per non parlare della riorganizzazione, senza alcuna attenzione alle necessarie semplificazioni di ruoli e strutture, nonché agli obiettivi così evanescenti finora espressi, della struttura del Centro della Casaccia con addirittura 14 posizioni di responsabilità, che comportano quasi 150.000 euro di relative indennità, mentre si arrivava a decurtare il secondo piatto dal menù delle mense dei dipendenti. Pensiamo solo che l’istituto contrattuale fortemente selettivo per acquisire le fasce stipendiali in anticipo prevede uno stanziamento di sole cento mila euro per tutti i 1600 ricercatori e tecnologi dell’ente. Il suddetto istituto, a dimostrazione di un doppio registro nell’affrontare i problemi del vertice e quelli dei dipendenti, resta peraltro bloccato da anni, mentre si rallenta praticamente ogni trattativa compreso l’istituto del conto terzi, cioè l’incentivo previsto alle unità che acquisiscono progetti e risorse aggiuntive che risultano essere essenziali per la sopravvivenza dell’ente.  Non c’è da stupirsi, quindi, che anche in queste settimane gruppi conservatori all'interno dell'ente e del Mise hanno tentato addirittura di blindare il futuro prossimo dell’ente, prefigurando anche ipotetiche staffette o spartizioni di compiti con ruoli di subcommissari.

Per parte nostra, cocciuti, abbiamo continuato a richiedere fino all’ultimo un segnale di cambiamento.

La notizia della nomina del nuovo commissario, il Prof. Federico Testa, già deputato per il PD, nella scorsa legislatura rappresenta un segnale di cambiamento importante.

Abbiamo auspicato più volte una soluzione organica che mettesse l'Enea, superando il commissariamento, in condizioni di operare nella normalità degli organi previsti, tuttavia prendiamo atto positivamente di una discontinuità rispetto ad un clima autoritario e burocratico che si era affermato nell'ente. I centri di ricerca anziché valorizzati nelle infrastrutture e in funzione del territorio, sono stati portati allo stremo nel funzionamento, le nuove generazioni sono state addirittura declassate e ostaggio di un clima che non prevede criteri e possibilità trasparenti ma investiture nelle nomine, mentre le  competenze tecnico scientifiche che hanno comunque operato facendo fronte alla endemica crisi finanziaria dell'ente hanno ricevuto come contropartita il blocco applicativo di tutti i residui istituti contrattuali a partire dal 2011.

Questa discontinuità nel vertice può incoraggiare e rendere plausibile in tempi ragionevoli quella svolta che riteniamo indispensabile verso un assetto di governance stabile e autorevole da ente di ricerca, quindi comprensivo di un consiglio scientifico elettivo. Appare infatti credibile che al nuovo Commissario siano di fatto assegnati anche compiti di prefigurazione del riassetto definitivo dell'ente. Per questo chiediamo che non si debba riaprire un nuovo ciclo commissariale, ma nei tempi anche indicati recentemente dal Senato si vada puntualmente al processo di riordino previsto dando stabilità e credibilità all’ente. Anche perché, in caso diverso, si porrebbe come dirimente il chiarimento, per uscire nei fatti da una stagione di arbitrarietà assoluta, circa le modalità da adottare nel  funzionamento ordinario dell’ente, quindi parliamo di statuto e regolamenti, e di una necessaria almeno parziale riorganizzazione in regime commissariale.  

Leggiamo positivamente la prima dichiarazione del Commissario Testa che la E e la A dell’acronimo ENEA andrebbero lette nel significato originario, e cioè come Energia e Ambiente, chiudendo quindi anche il tormentone interno ed esterno di chi ancora voleva ancora dividere nell'epoca attuale l'energia dall'ambiente, mentre dovremmo proiettarci in una fase di sviluppo sostenibile,.

L'agenda dei lavori che attende il nuovo Commissario è sicuramente ampia. Le potenzialità strategiche e di ricerca sono ben presenti sono nell’ente, anche se frammentate, ma siamo di fronte ad una situazione con molte criticità presenti, che richiedono scelte opportune e razionali, uscendo quindi dalle persistenti logiche burocratiche e personali. Ma occorre prioritariamente avere anche un riscontro sui finanziamenti del MISE che ha operato tagli al fondo ordinario dell’ENEA in quote ben più elevate degli altri EPR prosciugandolo nel quinquennio commissariale fino a tre quarti delle spese del personale (152 milioni rispetto a 196 milioni).

Siamo, quindi, ancora lontani dall'ENEA che cambia verso, ma almeno il cambio commissariale potrebbe costituire un passo utile in questa direzione. La FLC CGIL non farà mancare il suo apporto propositivo ed evidenzierà in modo puntuale le criticità e le relative proposte.

La FLC CGIL auspica anche una svolta nelle relazioni e nella gestione del personale in una direzione di trasparenza ed equidistanza, chiudendo con la fase dei favoritismi.

Si privilegino le attività di ricerca, si valorizzino i centri e le infrastrutture. Si porti l’efficienza energetica finalmente “anche” all’interno dell’ente sprecone per eccellenza (che esempio per il paese!). Si superi la frammentazione delle attività focalizzando le eccellenze e le priorità programmatiche. Lo statuto ereditato parla di 7 grandi unità programmatiche. La gestione commissariale aveva però depotenziato il tradizionale punto di forza dell’ENEA, cioè l’interdisciplinarità, portando a ben 43 le unità di primo livello, di cui 28 programmatiche, ognuna delle quali finisce per riprodurre al proprio interno altre necessarie proprie strutture funzionali.

L’ENEA deve uscire dall’isolamento e partecipare a pieno titolo e autorevolezza, finendola o col giochino quotidiano degli accorpamenti sempre a misura di chi li propone, nel probabile futuro coordinamento degli enti di ricerca pubblica nei grandi filoni strategici del paese, superando le tentazioni di chi la vorrebbe declassata ad agenzia ministeriale, indebolendo così le sinergie che sono necessarie nella già debole rete della ricerca pubblica.

Tutta la gestione va rivista. Serve una gestione snella che non sia più un corpo separato, ma operi con funzionalità e in squadra per ottimizzare le attività, non per ostacolarle. Le strutture dei centri sono divenute  attualmente una sorta di uffici prefettizi distaccati, di cui l’ENEA non si può più permettere; le funzioni devono essere ricondotte alle unità operative per assicurare, insieme ad una profonda semplificazione, una sinergia di azione, una maggiore proiezione sul territorio, una responsabilizzazione maggiore dei dipendenti rispetto alle scelte da prendere, riconoscendo pienamente il ruolo delle rappresentanze sociali. Nei grandi centri, con più unità, vanno costituiti dei consigli direttivi,

Alla pratica delle investiture, delle conoscenze personali, delle appartenenze, si sostituiscano le metodologie selettive, comparabili e trasparenti nella gestione, nelle nomine, consentendo procedure di autocandidature che solo all’ENEA non sono consentite. Un consiglio scientifico elettivo può aiutare non solo per una necessaria e trasparente consultazione programmatica, ma anche alla circolazione delle informazioni tra le diverse attività, rompendo i recinti che si sono costruiti artificialmente tra le unità.

Si deve ritrovare una sintonia e una tempistica rispetto ai problemi dei dipendenti e alle numerose problematiche contrattuali pendenti, a fronte di un continuo e soffocante pressing burocratico verso le strutture operative. Tutti gli istituti contrattuali da anni in stand by devono essere resi esigibili e i diritti dei precari riconosciuti, chiudendo la fase degli scorrimenti di favore e dei sotto inquadramenti vergognosi  per fare cassa proprio sul futuro dell’ente.

Insomma, aspettiamo di conoscere il mandato, i tempi, le prime scelte operative, ma pensiamo che questa occasione non vada persa.


 

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